QUANDO L’ARTE PRENDE IL VOLO: CHIZU KOBAYASHI AL TAG
C’è un momento, in ogni teatro che cresce, in cui le pareti smettono di essere semplici confini e diventano soglie: luoghi che non contengono soltanto lo spettacolo, ma lo anticipano, lo prolungano, lo custodiscono anche fuori dal palco.
È esattamente ciò che è accaduto nei giorni scorsi al TaG.
Il foyer e le pareti della platea del nostro teatro sono stati allestiti con le opere straordinarie e uniche dell’artista Chizu Kobayashi, maestra del filo di ferro, che ha intrecciato e piegato la materia fino a dare vita a frasi, animali e oggetti che sembrano librare sospesi nell’aria, in equilibrio tra la leggerezza del segno e la profondità di ciò che raccontano.
Con questo intervento il TaG diventa, ancora una volta, qualcosa di più di un contenitore di spettacoli: diventa un luogo di dialogo tra le arti, uno spazio espositivo a tutti gli effetti, dove la scultura e la parola visiva accolgono lo spettatore.
È una scelta che appartiene a una visione a lungo raggio, a uno sguardo che non si accontenta di programmare stagioni ma che lavora, giorno dopo giorno, sull’educazione al bello e alla conoscenza.
Una direzione artistica degna dell’etimo che la compone: dirigere, cioè indicare una rotta, tracciare un cammino che non si esaurisce mai, ma continua — spettacolo dopo spettacolo, opera dopo opera — a interrogarsi su cosa significhi, oggi, fare cultura con originalità e coraggio.
A raccontare meglio di ogni parola lo spirito di questo incontro tra arti è la
stessa Chizu Kobayashi, che a chi le ha chiesto “Perché un delfino vola?” ha risposto: “Perché mi piace fare volare l’inaspettato. Il delfino è un animale magico e il teatro è il posto dove accadono sempre cose magiche.“
Ecco, forse, la sintesi più bella di ciò che il TaG cerca di essere ogni giorno: un luogo dove l’inaspettato può volare, e dove la magia — quella vera, che nasce dal lavoro e dalla cura — trova sempre il modo di accadere.
