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GLI INGREDIENTI GIUSTI PER EVENTI DI SUCCESSO

Giornalista di formazione, Irene Govoni porta al TaG una carriera che attraversa radio, carta stampata, sport ed eventi.
Ha cominciato a Radio Nettuno e al Corriere dello Sport-Stadio, è passata all’ufficio comunicazione della Lega Basket Serie A, poi alle agenzie di Milano e Bologna e alla guida del marketing di Centergross.
Nel 2011 ha fondato First Eventi, agenzia di marketing, comunicazione ed eventi dove si occupa di organizzazione di eventi corporate per aziende e consulenza marketing per Enti e Istituzioni.
Dal 2019 è consulente strategica per i grandi eventi del Comune di Granarolo, dal 2021 responsabile del marketing territoriale del Comune di Calderara di Reno.
È inoltre presidente di Federeventi Bologna.
È una delle voci che comunicano il TaG fuori dal teatro, e in questo decennale le chiediamo come si costruisce un pubblico.

Hai cominciato come giornalista, tra radio e sport, prima di passare alla comunicazione e agli eventi.
Che cosa di quel mestiere ti porti dietro quando racconti uno spettacolo di teatro?
Il rispetto per chi legge. Il giornalismo ti insegna che hai pochi secondi per farti ascoltare e che nessuno ti deve attenzione. Quando scrivo di uno spettacolo cerco la notizia: perché proprio questo spettacolo, perché adesso, perché dovrebbe interessare a chi mi legge. La radio mi ha lasciato un’altra lezione: la voce deve essere chiara prima che bella. Se una frase va riletta due volte per capirla, ho sbagliato io, va riscritta.

Lavori anche come consulente di marketing territoriale.
In che modo un teatro di provincia come il TaG ha saputo diventare un motore per l’immagine e l’attrattività di un territorio?
Dando alle persone un valido motivo per venire a Granarolo dell’Emilia al TaG. Un territorio diventa attrattivo quando offre qualcosa che altrove non trovi o che trovi in modo diverso. Il TaG ha scelto una propria identità, con una programmazione riconoscibile e un rapporto diretto con il pubblico: porta in scena artisti di talento, spesso emergenti, che hanno sempre qualcosa da dire. Chi entra in sala sa che troverà uno sguardo nuovo, non uno spettacolo già visto. Questo ha generato un’abitudine: tornare, portare qualcuno con sé, parlarne il giorno dopo. Il marketing territoriale non inventa niente, rende visibile ciò che già funziona.

Conosci bene il mondo degli eventi.
Quali idee di quel settore hai portato al TaG e che cosa ti ha insegnato il teatro che gli eventi non ti avevano insegnato?
Dagli eventi ho portato l’idea che anche una presentazione debba essere un’esperienza. La serata di apertura della stagione è nata così: il tappeto rosso, il video introduttivo, gli spettacoli raccontati alternando trailer e racconto, le immagini scelte con cura. Ma il suggerimento più profondo riguarda la stagione stessa: negli eventi ogni progetto parte da un concept, un’idea che tiene insieme tutto. Applicato al teatro significa costruire la stagione attorno a un filo conduttore e a un titolo, non come una somma di date. Il teatro, in cambio, mi ha insegnato la pazienza. Un evento si consuma in una sera; un pubblico teatrale si costruisce stagione dopo stagione, e si conquista con la coerenza più che con la sorpresa.

Negli ultimi cinque anni il TaG ha avuto una crescita straordinaria, modificando e costruendo un pubblico nuovo.
Come si costruisce questo risultato?
Quali strumenti hanno funzionato di più e quale sfida di comunicazione ti aspetta con la nuova stagione?

Con un lavoro collettivo e costante, prima di tutto della direzione artistica: la comunicazione amplifica la qualità. E la qualità, al TaG, è un cartellone che sa alternare la risata intelligente alla riflessione, la leggerezza all’impegno, senza mai rinunciare all’originalità. Su questa base hanno funzionato un’immagine e un tema di stagione riconoscibili, una comunicazione coerente su tutti i canali, dai social al sito alla newsletter, una serata di presentazione diventata un appuntamento atteso e formule di abbonamento pensate per pubblici diversi. La sfida di quest’anno è il decennale: celebrarlo senza autocelebrarci, e continuare a meritare la fiducia di un pubblico che ci conosce bene e che, proprio per questo, si aspetta di essere sorpreso.

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