COMUNICARE UN TEATRO
Quello che il pubblico del TaG riconosce da pochi anni a colpo d’occhio, dalle locandine al sito, porta la firma di Andrea Ferrato.
Da oltre trent’anni si occupa di comunicazione e oggi lavora a Bologna con il proprio studio, Andrea Ferrato Progetti, curando per il teatro l’immagine coordinata sia stampata sia online.
A lui spetta il compito di dare un volto riconoscibile a una stagione, e poi a dieci anni di storia.
Gli abbiamo chiesto di raccontarci come nasce un’identità visiva per il teatro e dove potrebbe portarla il futuro.
Lavori nella comunicazione da più di trent’anni.
Come sei arrivato a questo mestiere e com’è cambiato il modo di costruire un’immagine da quando hai cominciato a oggi?
È stato un percorso a tappe fatto di tutta una serie di interessi che hanno sempre orbitato attorno al mondo della creatività, in molte delle sue sfaccettature: la musica, la moda, l’arte, la grafica, la scrittura.
Sicuramente oggi ci siamo, per buona parte, lasciati alle spalle quella voglia di fuochi d’artificio, cercando sempre più di costruire qualcosa che generi un dialogo invece di proclami.
Quando pensi la grafica di una stagione teatrale, da dove parti: dal titolo, dal tema della programmazione o da un’immagine?
Puoi raccontarci un progetto grafico del TaG a cui sei particolarmente legato?
Parto sempre dagli stimoli e dalle vibrazioni che la stagione precedente riesce a trasmettere; da questa serie di impulsi nasce sempre un pensiero di base che genera immaginario e narrazione che poi si trasformano in quelle metafore di immagini e di parole che aprono al dialogo di cui si parlava prima.
Sono sempre più legato all’ultimo progetto realizzato, penso per ovvi motivi: è quello sul quale è consolidato un percorso che raccoglie tante esperienze e si confronta con il contemporaneo.
Curi sia la parte stampata sia quella online.
Come si tiene insieme un’identità riconoscibile tra locandine, sito e social, senza che diventino tre linguaggi diversi?
Semplicemente perché tutto parte da una matrice comunicativa unica che poi prende forme diverse a seconda della tipologia dell’ambiente mediatico sul quale viene riverberata.
Cambia il linguaggio ma non il contenuto.
Quali sono le strategie creative che più ti hanno dato soddisfazioni nella tua carriera?
Non mi sono mai affezionato ad un progetto.
Sono dei flussi che sono influenzati dai temi e dalle persone che in quel momento ruotano attorno e interagiscono con il progetto.
Quello che rimane sempre, nel bene e nel male, è il bagaglio di esperienze nato dal rapporto con coloro con cui si è interagito.
Il TaG compie dieci anni.
Se dovessi immaginare la sua identità visiva tra altri dieci anni, che cosa cambieresti e che cosa non toccheresti mai?
Temo che anche un modello evoluto di AI non potrebbe darti questa risposta…
A parte gli scherzi, qualsiasi identità si specchia sul contemporaneo, con le spalle larghe di tutto ciò che è stato costruito fino a quel momento.
